Come vengono spesi i soldi in Toscana? Il disastro partecipate

Il mio intervento in aula sul Rendiconto per l’ezercizio finanziario 2019 della Regione Toscana

La corte dei conti bacchetta la Regione, la giunta Rossi si dimentica di Carrara perchè amministrata dal M5S ?

La corte dei conti ha duramente bacchettato la Regione Toscana sul rendiconto finanziario 2019. La corte ha rivelato il mancato accantonamento della quota relativa al fondo per le perdite delle società partecipate. A fronte delle perdite prodotte dalle società partecipate e già registrate dai rispettivi bilanci alla chiusura dell’esercizio 2019 l’accantonamento doveva essere pari almeno a 13.874.708,21 euro invece non hanno accantonato nulla. Inoltre c’è stato un sospettoso disinteresse della giunta Rossi / PD per la Fiera Internazionale Marmi e Macchine; fiera spolpata dalla vecchia politica su cui ricade tutta la responsabilità del disastro finanziario.

La Regione Toscana detiene partecipazioni dirette in 19 società operanti nei settori finanziariocreditizio, fieristico-espositivo e congressuale, infrastrutture-trasporti-comunicazioni, termale, ricerca-innovazione e tecnologia, sviluppo economico. In sette di queste società, la Regione può esprimere in sede assembleare la maggioranza assoluta dei diritti di voto, mentre in cinque ha la maggioranza relativa. Tra le società merita attenzione Fidi Toscana S.p.a. (con perdite di esercizio pari a circa 9,5 milioni) la cui partecipazione subisce una svalutazione pari a circa 17 milioni rispetto all’esercizio 2018, la più rilevante tra tutte le società partecipate e controllate, tale da incidere da sola per un 75 per cento sul totale della variazione intervenuta nel 2019. Ecco il giudizio della Corte dei Conti:

FIDI TOSCANA

La situazione di Fidi Toscana S.p.a. continua a destare forti preoccupazioni. La società, infatti, non risulta in utile dal 2014 (solo nel 2016 il bilancio si è chiuso con un modesto utile) e incontra notevoli difficoltà nell’adeguarsi alle previsioni del Piano di razionalizzazione. Il Piano industriale è stato, infatti, presentato solo nel mese di novembre 2019, allorché la Regione aveva posto proprio l’adozione del Piano quale condizione per l’acquisto di un pacchetto di azioni della società, così scongiurando il rischio della messa in liquidazione della stessa.

MONTECATINI TERME

La società continua a mostrare risultati ampiamente negativi ed una incapacità nell’invertire l’andamento operativo e finanziario. La novità rilevante è costituita dalla prevista adozione 78 di un Piano di ristrutturazione ex art 14 TUSP e di un accordo di ristrutturazione, ex art. 67 della legge fallimentare, entro il 30 novembre 2020; in caso di mancata approvazione del Piano suddetto entro il 30 dicembre 2020, verrà deliberato lo scioglimento e la messa in liquidazione della società. In riferimento alla scelta compiuta dall’Amministrazione, la Sezione non può che rinnovare i propri dubbi in merito all’impostazione che regge l’azione di razionalizzazione portata avanti dalla Regione. La vicenda delle Terme di Montecatini S.p.a. plasticamente conferma suddetta opinione, posto che – a fronte di una prima scadenza a marzo 2020 rimasta inevasa – la Regione ha deciso di procrastinare la messa in liquidazione della società termale, offrendo l’ennesima possibilità ad una compagine sociale evidentemente incapace di portare avanti un progetto societario sostenibile. Tale scelta ha ripercussioni sul bilancio regionale considerando che – come riferito nelle controdeduzioni – il giorno 5 giugno 2020 è stato approvato il bilancio della società con una perdita di euro 4,25 milioni dei quali 2,85 milioni a carico del bilancio regionale (fondo perdite). Sul punto, peraltro, meriterebbe approfondimento la questione circa l’individuazione delle responsabilità delle scelte (se in capo ai soci, agli amministratori o ad entrambi).

AREZZO FIERE E CONGRESSI

La società versa in una grave situazione economico-finanziaria che, in sede di razionalizzazione, ha determinato la prescrizione dell’adozione da parte della società di un piano ex art. 14 TUSP. Tale piano è stato adottato una prima volta ricevendo parere negativo dalla Regione, in quanto risultava “privo di una strategia aziendale tale da rilanciare la società nel mercato fieristico e di abbattere lo stock di debito pregresso”. Sul nuovo piano la Regione ha espresso parere positivo sebbene, ne abbia disposto uno stretto monitoraggio “al fine di poter agire con tempestività in caso di evidenti scostamenti”. Sul punto la Sezione esprime perplessità sulla positiva valutazione del Piano nella misura in cui i risultati attesi non dipendano solo da un riallineamento della struttura dei costi ed un aumento dei ricavi per nuovi eventi, ma soprattutto da una serie di operazioni straordinarie volte alla cessione di asset tra i quali: la “Collezione Oro d’Autore” alla Regione, l’Auditorium al comune di Arezzo, le manifestazioni OroArezzo e GoldItaly alla società I.E.G. S.p.a. Appare, infatti, in tutta evidenza che il ricorso a siffatto genere di 79 operazioni risponda ad esigenze di breve periodo piuttosto che a strategie di medio e lungo termine, in una prospettiva di prosecuzione dell’attività. Inoltre, il risanamento della società e il successo del piano dipendono da operazioni messe in atto nei confronti degli stessi soci; operazioni che sembrerebbero rappresentare un mero soccorso finanziario discutibile sia in termini finanziari che normativi, considerando che lo stesso rappresenterebbe il piano finanziario, in un corto circuito in cui l’interesse pubblico e il risanamento societario scomparirebbero. Allo stesso modo, nell’ottica di un piano industriale che rilanci l’azione della società, appare contraddittorio che la stessa partecipata “venda” le due manifestazioni principali che hanno caratterizzato negli ultimi anni l’attività della società nel territorio aretino.

INTERNAZIONALE MARMI E MACCHINE CARRARA

Sul punto la Sezione, anche e soprattutto in funzione dei chiarimenti offerti dalla Regione in sede istruttoria, ritiene doveroso rilevare alcune criticità stigmatizzando il comportamento tenuto dalla Regione in questa occasione in quanto in contrasto con i precetti di legge. Difatti la Regione ha attivato il fondo perdite per finanziare il risultato negativo della società in quanto vi è una “situazione di tensione finanziaria della società, la quale necessita di un apporto di liquidità da parte dei soci”. Tale valutazione si pone in forte contrasto sia con la funzione assolta dal fondo perdite societarie, sia con il “divieto di soccorso finanziario” sancito dall’art. 14 TUSP Come noto, il ripiano di perdite da parte dell’ente socio rappresenta una scelta assolutamente non obbligatoria, anche laddove lo stesso rappresenti l’unico socio. Tale principio è conosciuto dalla Regione. Ciò che la Regione non considera, invece, è la circostanza – tutt’altro che irrilevante in verità – che l’accantonamento a fondo perdite ex art. 21 TUSP risponde all’unica esigenza di salvaguardare il bilancio dell’ente socio dai contraccolpi derivanti dalla gestione societaria, peraltro, riducendo le capacità di spesa annua dell’Ente stesso (circostanza anch’essa non trascurabile). Detto fondo, dunque, non è in sé vincolato al ripiano delle finalità d’esercizio del soggetto partecipato, con la conseguenza che la scelta di procedere a copertura delle perdite deve, comunque, venire ricondotta ad autonome valutazioni di convenienza dell’interesse generale debitamente motivate.